Il Prato

Realizzazione Associazione Multimedia Produzioni in coproduzione con Coop. Argot a.r.l.

Personaggi e Interpreti

Velia Alice Spisa
Berto Fabio Mascagni
Bruno Rocco Piciulo

Inseriti filmati

Velia Claudia Koll
Giosu�, il babbo Sergio Palmieri
Celeste, la mamma Mirella Rossi
Una vecchia Franca Nesi
Una voce Salvatore Ciulla
Coro di donne Valentina Barsacchi
Marta Mugnaini

Mariella Palmieri

Coro di giocatori Rossano Falai
Gianluca Palmieri

Emanuele Parrini

 

regia SALVATORE CIULLA

scene DANIELE SPISA – costumi MASSIMO POLI- musiche ROBERTO TOFI
direttore fotografia e cameraman MICHELE DESIDERI luci RICCARDO TONELLI

Aiuto scenografo Gemma Romanelli Datore luci Luca Telleschi Fonico Paolo Morelli
Scene Celentano Scenografie Sartoria Sartoria fiorentina
Materiale elettrico e fonico Imagine studio di registrazione Musicnet di Fulvio Petramala
Riprese video – tecnici: Assistente cameramen Claudio Ceccarini
Fonico di ripresa Luca Desideri
post produzione Video sistem Livorno
elettricista Salim Mottaghi
acconciatrice Cosetta Baldini

 

Come in una fiaba, di cui i canti, i cori e il linguaggio cantilenante ricreano l’atmosfera, Velia, una delle figure più pure e intatte del teatro di Fabbri, incontra il suo principe azzurro, Bruno, un amico di suo fratello Berto, del quale s’innamora, ricambiata. Il giovane, però, sapendo di essere un poco di buono, si allontana da lei e intraprende un cammino di purificazione e di conversione che lo porta a cambiare radicalmente la sua vita. Velia si ammala di un male misterioso che la conduce inevitabilmente alla morte e a restare per sempre nel prato (simbolo di purezza e di amore). All’inizio la ragazza non ne capisce il senso, e gli “inviti” che rivolge agli altri a vivere una vita “diversa”, dove la legge da seguire sia l’amore e il perdono, non l’odio e la vendetta, rimangono inascoltati. La malattia infatti le ha portato in dono, oltre che la morte, anche la capacità di comprendere il vero senso delle cose e la forza di donare la vita per gli altri. Bruno, all’oscuro di tutto, una volta cambiato, torna da lei per farla sposa. Ciò non è più possibile purtroppo, ma gli rimane almeno il tempo di raccontare a Velia il proprio cammino di redenzione. La ragazza finalmente comprende il senso ultimo della propria esistenza, che è quello di dare la vita per gli altri e di essere il mezzo attraverso cui la “Misericordia” e la “Grazia” del Padre entrano nel cuore e nella vita di Bruno. La redenzione quindi si compie attraverso la morte, che nega il tradizionale lieto fine del ‘vissero felici e contenti’, come il tono generale da fiaba lascia supporre.
Il Prato è considerato da alcuni come un testo “minore” di Fabbri. E in effetti, rispetto alla costruzione drammaturgica di Processo a Gesù, come pure di molti altri drammi dell’autore forlivese, colpisce, in apparenza, per la levità e la semplicità dell’intreccio. Nato come radiodramma, ci racconta la storia di un amore e di una redenzione: l’amore tra Velia e Bruno e la redenzione di quest’ultimo. L’ambientazione favolistica non deve però trarre in inganno: i personaggi sono reali, veri; la vicenda “non passa sopra le nostre teste”, ma ci interroga nel profondo, ponendoci, con delicatezza e forza insieme, le domande fondamentali sul senso della vita, e proponendoci, attraverso l’esperienza di Velia, la via maestra dell’amore e del sacrificio cristiano che redime gli uomini.
Un grande testo, quindi, estremamente moderno, che parla ancora con intatta potenza alle nuove generazioni e all’uomo del secondo millennio, e che lo costringe, con delicatezza e carità insieme, a interrogarsi su come “spende” la vita che ha avuto in dono.
Ed è proprio per sottolineare da una parte l’atmosfera fantastica della vicenda e dall’altra l’estrema modernità del testo che nella messa in scena ho scelto di utilizzare insieme al linguaggio proprio del teatro, anche quello cinematografico: molte scene dello spettacolo, infatti, avvengono dentro un film appositamente realizzato e la stessa ambientazione scenografica, utilizza proiezioni di grandi immagini come fondali davanti ai quali agiscono i protagonisti dello spettacolo.
Tra i quali emerge Velia, con la sua grazia, la sua fede viva, il suo esempio di persona che cerca il vero senso della vita e che vive un profondo e dolcissimo rapporto con l’Assoluto che la porta ad essere “porta” della “grazia” e della “luce” di Dio per l’umanità.

Rocco Piciulo e Alice Spisa
locandina
Rocco Piciulo e Fabio Mascagni
Rocco Piciulo e Claudia Koll
Rocco Piciulo e Fabio Mascagni